A quanto pare oggi l'immagine del tempo mi perseguita e mi urla da dietro le spalle di scrivere un post a riguardo. E va bene, Tempo, oggi parlerò di te.
Avevo effettivamente già voglia di farlo stamattina, durante l'ora di religione che oggi è stata particolarmente interessante. A voi può fregarvene relativamente poco di cosa si è detto oggi a scuola durante l'ora di religione, ma dato che siete qui per leggermi, tanto vale.
Ci hanno parlato dunque del'importanza della cena.
Che cretinata, ovvio che la cena è importante, si mangia.
Si, certo, l'ho pensato anche io. Ma più precisamente si parlava dell'importanza del ritrovarsi tutti assieme, famigliari e amici, all'ora di cena, davanti a un bel piatto di lasagne o un triste minestrone a raccontarsi gli eventi della giornata. E anche qui pensi, che cretinata!
O forse no?
Quante volte effettivamente ci fermiamo e ci rendiamo conto di aver passato un attimo pieno di significato, un attimo ricco di gioia o sentimento, bello o brutto che sia? Magari qualche volta dopo una canna, o in un sabato sera particolarmente filosofico con gli amici. Ma è bello fermarsi e apprezzare realmente il tempo che scorre, rendendo utile e significativo ogni secondo che ci corre affianco. Nessuno ha mai detto che sia facile, chiaro.
Gesù quando aveva qualcosa di importante da dire, lo faceva a cena. Non che io sia qui per parlarvi di Gesù quando nemmeno sono credente. Per me Gesù potrebbe anche essere un tizio bohemién che qualche annetto fa sparava idee rivoluzionarie. Ma resta comunque il fatto che anche lui, come noi, sentisse il bisogno di circondarsi di persone care nel momento della cena e condividere con loro un po' della sua vita. Perché andiamo a fare aperitivo al sabato, o al venerdì? Perché proponiamo sempre la pizzata di classe di fine anno che cerchiamo sempre di evitare ma alla fine ci andiamo e ci facciamo anche due risate? E' diventato talmente automatico per noi uscire di casa e "ciao mamma, vado a mangiar fuori con gli amici, torno per le undici", che nemmeno ce ne rendiamo conto; quando alla fine siam lì, davanti alla nostra pizza troppo calda per essere subito addentata, ridendo alla battuta stupida dell'amico intelligente. E magari quella pizzata non è stata nulla di che, tra qualche settimana ce la saremo dimenticata, ma in quel momento noi eravamo lì, insieme ad altre persone, a condividere parte della nostra esistenza rendendola un po' più allegra e colorata.
E arrivata poi la mia amica, presa da un momento un po' più filosofico del solito, a dirmi che il tempo sta passando troppo in fretta. Che le cose successe due anni fa, sembrano risalire giusto a ieri e che la gita di dieci giorni fa è remota e inafferrabile nella nostra mente. Perché? Perché a volte sembra che non stiamo nemmeno vivendo, ma semplicemente portando avanti un corpo pieno di ossa e sangue verso la sua triste e mai troppo lontana fine? Ed è qui che sta il problema.
Il problema del saper rendere ogni momento importante e speciale.
Ci guardiamo indietro e spesso vediamo una massa informe di giornate tutte uguali, piene di sbuffi e sospiri, di sveglie che suonano troppo presto e da tazze di caffè prese troppo tardi. Per fortuna però, ci sono quelle giornate, quegli istanti vivaci che regalano un po' di colore a quell'ammasso grigio di giornate che ci portiamo dietro e ci pesano talmente tanto che vorremmo scappare e andarcene lontano. Lontano. Come se questo lontano fosse la chiave della felicità. Come se questo andarsene possa liberarci da tutto questo grigiume e fumo passivo.
Ma è davvero tutto così triste e orribile? O siamo solo noi che preferiamo navigare in queste acque piene di autocommiserazione e stanchezza? Non basterebbe forse iniziare ad apprezzare i pallidi raggi di sole di marzo e smettere di agognare l'estate, che tanto arriverà comunque e finirà in un battito di ciglia come sempre.
Non voglio fare la lezioncina moralistica sul "siate positivi, amate la vostra vita perché è una sola" (beh, più o meno), ma vorrei solo che vi fermiate con me a pensare.
Fermatevi a pensare alla dolcezza della mamma che ci serve il piatto per primi, alla banalità delle battute del papà mentre sbuccia la frutta, al rumore della televisione di sottofondo che da fastidio ma che alla fine c'è sempre.
Date valore al vostro tempo perché un giorno finirà e finiremo col ripiegarci sugli ultimi attimi che ci rimangono, sprecandoli a guardare indietro e a pensare alle tante cose che avremmo potuto fare ma che non abbiamo fatto perché eravamo troppo presi ad andare avanti, verso il nulla.
Claire
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